Jaguar MKII 3.4 1962 Desenzano Del Garda

DETTAGLI

Jaguar MKII 340 del 1962, completamente restaurata.

Auto d’epoca 3400cc a sei cilindri.

Restauro professionale su carrozzeria, motore, impianto elettrico e frenante; una storica rimessa a nuovo.

La MK2, nota anche come Mark II è un’autovettura di lusso prodotta dalla Jaguar dal 1959 al 1967 solamente in versione berlina.

Fu sostituita da due modelli, la 240 e la 340, che vennero commercializzati dal 1967 al 1969.

SCHEDA

  • Prezzo Da concordare
  • Marca Jaguar
  • Modello Mark II 340
  • Anno immatricolazione 1962

La MK2 successe alla 2.4-litre ed alla 3.4-litre, prodotte dal 1957 al 1959. Quando fu lanciata la MK2, le due vetture vennero ridenominate, retrospettivamente, Mark I[2]. Quest’ultima non era stata esente da critiche, sia per il comportamento stradale poco sportivo (soprattutto della 2.4) che per alcune soluzioni tecniche non all’avanguardia (come i freni a tamburo), così, nel 1959, la Casa decise di aggiornarla per adeguarla al nuovo decennio.

Le modifiche furono notevoli, sia sotto l’aspetto estetico che sotto quello tecnico. Il restyling della carrozzeria si concentrò sulle portiere (con montanti, ora cromati, più sottili e superficie vetrata più ampia), sulla coda (parzialmente ridisegnata), sul parafango posteriore (ridisegnato), su parabrezza e lunotto (ampliati) e, in misura minore, sul frontale (gruppi ottici secondari circolari e mascherina leggermente modificata). Anche gli interni furono oggetto di rivisitazione, soprattutto la plancia, la strumentazione ed i sedili.

La MK2 era una vettura veloce, spaziosa e dalla linea gradevole e seguiva quindi la massima più nota di Sir William Lyons: “grace, pace and space” (cioè “grazia, andatura e spazio”, dove per andatura si intendeva “velocità”, “brillantezza di marcia”). Era offerta con tre motori, che si differenziavano dalla cilindrata. Tutti e tre erano propulsori della Jaguar XK. Il più piccolo aveva una cilindrata di 2.483 cm³ (2,4 L) ed erogava 120 CV di potenza (più potente di quello della Mark I, grazie alla nuova testata), quello medio era di 3.442 cm³ (3,4 L, 210 CV) ed il motore più grande di 3.781 cm³ (3,8 L, 220 CV)[3]. Quest’ultimo era analogo al motore da 3,8 L utilizzato sulla E-Type, dato che aveva componenti in comune come il monoblocco, l’albero a gomiti, le bielle ed i pistoni. I due motori avevano però differenti condotti d’aspirazione ed un diverso impianto d’alimentazione; infatti, in riferimento a quest’ultimo, la E-Type possedeva tre carburatori SU, mentre la Mark II solamente due. Di conseguenza la potenza della Mark II era inferiore di 45 CV. La testata del motore della Mark II possedeva condotti curvi al contrario di quelli installati sul propulsore della E-Type, che erano invece diritti. Per i mercati al di fuori di quello statunitense, gli esemplari che montavano i motori da 3,4 L erano equipaggiati con due carburatori SU mentre quelle con il propulsore da 2,4 L avevano installati due carburatori Solex. Per il mercato statunitense, gli esemplari con motore da 3,4 L e 3.8 L utilizzavano tre carburatori Solex.

I freni divennero a disco su tutte le ruote, mentre il cambio manuale, sempre a 4 rapporti con overdrive, era completamente nuovo (e di produzione Jaguar con, fino al 1964, la prima velocità non sincronizzata). Le due versioni di cilindrata maggiore potevano essere equipaggiate, in alternativa, con un cambio automatico a 3 rapporti. Le versioni manuali di 3,8 litri avevano di serie il differenziale autobloccante (optional sulle 3.4 “manuali”).

Derivata dalla MK2 era la Daimler 250 V8 (nei mercati europei era nota come Daimler 2,5 V8, ed in seguito come Daimler V8 250), che aveva installato un motore Daimler da 2,5 L. Questo propulsore fu utilizzato per la prima volta sulla Daimler SP250, la quale era conosciuta inizialmente come Daimler Dart, ma “Dart” era un marchio registrato della Dodge e la vettura fu quindi ridenominata a seguito di una controversia legale. Questo motore era fabbricato in lega d’alluminio e quindi era più leggero del motore Jaguar a sei cilindri, il cui monoblocco era fabbricato in ghisa. Avendo minor peso, era ridotta la massa che premeva sulle ruote anteriori, e quindi veniva diminuito il sottosterzo rispetto alle versioni con motore derivato dalla XK, che erano più in difficoltà nelle curve. I modelli Daimler erano riconoscibili dalle caratteristiche scanalature ondulate che erano incorporate nella calandra cromata, che sostituivano il marchio e la statuetta della Jaguar.

La produzione della MK2 terminò nel settembre del 1967. Il modello fu sostituito dalla 240 e dalla 340, i cui nomi richiamavano la cilindrata del motore installato, cioè 2,4 L e 3,4 L. Vennero anche fabbricati 12 esemplari di 380, con motore da 3,8 L, ma non si arrivò alla produzione di serie.

La 240 e la 340 erano modelli di transizione che furono commercializzati per colmare la lacuna fino al lancio della XJ nel settembre del 1968. La produzione della 340 terminò quasi immediatamente, mentre la 240 continuò ad essere fabbricata fino all’aprile del 1969; il suo prezzo era 1.364 sterline, quindi 20 sterline in meno della 2.un 4-litre del 1956[2].

Il prezzo relativamente basso dei nuovi modelli 240 e 340 era motivato anche dal fatto che la pelle sintetica sostituì quella naturale, oltre che dall’installazione di paraurti più economici. Altri cambiamenti furono la sostituzione dei fendinebbia anteriori con prese d’aria circolari, con i fendinebbia che divennero un optional per il mercato britannico. Il prezzo fu ridotto per competere con la Rover P6[4].

Le prestazioni della 240 vennero migliorate, rispetto alla 2.4-litre, rendendo più performante la testata del motore 2,4 L con l’arrivo dei condotti di aspirazione diritti, mutuati dalla E-Type, ed due carburatori SU. Grazie a questi miglioramenti, il veicolo poteva superare i 170 km/h, che era superiore rispetto alla velocità massima raggiunta dalla MK2[2][5] e ciò portò ad un leggero aumento delle vendite.

La Jaguar sostituì la 240 e la 340 con la XJ nel settembre del 1968.

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